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Oro riciclato: è buono o no?

maraismara

Negli ultimi anni, soprattutto nei mercati esteri, si parla sempre più spesso di oro riciclato. 

Eppure non c’è nulla di nuovo, perché si tratta di una pratica antichissima, resa necessaria e possibile dal valore e dalle proprietà dell’oro.

La novità risiede nel fatto che oggi si scopre, in questo processo, un potentissimo elemento di marketing. Nota necessaria: come direbbe Giuseppe Morici, si può “fare marketing rimanendo brave persone” (Feltrinelli, 2014).

 

Molti utilizzano l’oro riciclato perché credono che quello di nuova estrazione abbia un impatto negativo. Più oro riciclato si utilizza - dicono - meno sarà necessario estrarne e più felicità ci sarà nel mondo.

Questa idea è molto bella ma se, con occhio sincero e attento, si sottopone il mercato dell’oro a un’analisi più profonda, si capisce che si tratta di una posizione naive e  superficiale.


Il mercato globale dell’oro

Il mercato globale dell’oro ha tre acquirenti principali, di cui i primi due - fatto importante - sono ancora in crescita: gioielleria, industria elettronica e investitori.

Se abbandoniamo momentaneamente la nostra visione eurocentrica, è facile spiegare questa tendenza  altrimenti bizzarra: Paesi come la Cina e il Brasile stanno vivendo un momento di grande crescita economica. Tutti vogliono gioielli d’oro, cellulari e computer come i nostri, e si stima che, entro il 2020, in questi paesi, 4 000 000 000 (bilioni) di persone apparterranno alla classe media.

Non da ultimo c’è il grande problema dello spreco nell’industria elettronica.
Molti prodotti - tutti? - vengono progettati con obsolescenza programmata, e i loro design rendono difficile separarne i componenti al fine di riciclarli.

Per la prima volta nella storia,
stiamo letteralmente buttando l’oro.

In questo filmato si può vedere quanto il problema dei rifiuti elettronici sia imponente e tangibile.


Oro come investimento

In tempi di crisi l’oro è sempre stato considerato un modo per tener al sicuro l’economia, sia pubblica che privata.

Se le stime sono corrette e nei prossimi anni ci saranno ben 4 bilioni di persone che raggiungeranno la classe media, allora non è sbagliato supporre che ci sarà una tendenza vertiginosa verso l’accumulazione dell’oro.


Importanti interessi economici

Le forze economiche in ballo nel settore estrattivo sono enormi, sia che si parli di ISM (industrial scale mining) che di ASM (artisanal and small-scale mining).

 

Questo grafico, tratto da http://www.wikiwand.com/en/Gold_mining, mostra come negli ultimi 10 anni, malgrado sempre più aziende orafe dichiarino di utilizzare oro riciclato, l’estrazione sia piuttosto aumentata. 

Secondo il World Gold Council, l’oro riciclato non copre che il 25-20% della richiesta.

 “La domanda annuale richiede più oro di quello che viene estratto, perciò quello che resta è tratto dal riciclo”. 

(https://www.gold.org/about-gold/gold-supply)

Secondo il sito del World Gold Council, l’oro riciclato viene utilizzato come supplemento per riuscire a soddisfare la domanda. 

Vale a dire che l’oro riciclato non viene visto affatto visto come una risorsa primaria.

Occorre anche tenere presente che il ricorso all’oro riciclato dipende altresì dalle tendenze dell’economia: quando questa è buona l’oro viene tenuto al sicuro, mentre durante i periodo di crisi è più facile che venga ceduto. Un dato interessante: secondo un report del 2015 realizzato dalla Boston Cosulting Group per il già nominato World Gold Council (“The ups and downs of gold recycling”), l’oro riciclato ha rappresentato il 17% del mercato nel 1999, ma nel 2009, subito dopo la crisi, questa percentuale è schizzata fino al 42%.
Una conclusione parziale è che non possiamo in alcun modo fermare l’estrazione dell’oro in favore di quello riciclato.

 Arriviamo all’’argomento che maggiormente invoca quella responsabilità che parrebbe piacere molto a tante aziende.

Sono circa 90 milioni le persone occupate nell’estrazione dell’oro.

10 milioni di minatori con le loro famiglie e comunità.

Se davvero cominciassimo ad usare soltanto oro riciclato, cosa ne sarebbe di queste persone?
Se il prezzo dell’oro crollasse al seguito di una contrazione della domanda, chi già ora vive in condizioni di difficoltà ne trarrebbe dei miglioramenti?
Se continuassimo a vendere l’oro riciclato come soluzione al lavoro minorile, non perderemmo di vista il fatto che ci sono dei lavori che anche i più giovani possono svolgere, e che è impensabile pretendere, dallo schermo dei nostri potenti iPhone, che vadano a scuola se non sanno neanche cosa mangiare - se hanno bisogno di lavorare e se questo, entro certi limiti, è buono per la loro crescita? (Human Right Watch).

Se davvero siamo degli esperti, dobbiamo innanzitutto essere degli educatori. 

Noi, come settore, dobbiamo riuscire ad andare oltre i sentimenti di piazza, che sono quasi sempre sensazionalistici e sterili, se vogliamo continuare ad avere un futuro.  

 

Questo è il modo in cui molte persone guardano a noi, ed è nostro compito cambiare questa visione attraverso le nostre scelte di materiali, il nostro lavoro attivo e ciò che di essi comunichiamo.

Noi, se davvero siamo degli esperti, dobbiamo innanzitutto essere degli educatori.

La verità - scomoda - è che l’oro riciclato non risolve problemi  sociali né ambientali.

Imbrogliare con l’oro riciclato

Non tutto l’oro riciclato è…riciclato.

Succede che l’oro di nuova estrazione sia contrabbandato mascherato da argento, o che gli venga dato l’aspetto di scarti affinché possa essere esportato direttamente nelle raffinerie, etc.. 

Lascio qui degli esempi:

  1. https://www.globalwitness.org/en/archive/revealed-why-dubais-first-conflict-gold-audit-never-saw-light-day/
  2. https://panamapapers.investigativecenters.org/drc/ 

 

Dovremmo smettere di utilizzare l’oro riciclato?

La risposta è che non dovremmo tutti smettere di utilizzare l’oro riciclato.

Quella dell’attenzione e del riuso dei materiali è una pratica necessariamente antica nel nostro settore - ed è buona. Si chiama economia circolare, se non cado in errore.

Credo che riutilizzare l’oro di un cliente sia una buona pratica, il riciclo per eccellenza, pur tuttavia mi guardo bene dell’eseguirla. 

Innanzitutto non siamo autorizzati a ritirare vecchi gioielli (per la legge Maraismara non è né un compro oro né un antiquario) e rispetto questa limitazione.
Poi dovremmo fare delle fatiche titaniche per tenere questo oro (ignoto) separato da quello Certificato Fairtrade, che invece è totalmente tracciabile

Poi ancora, al solo pensiero di applicare il nostro marchio identificativo a un gioiello realizzato con oro di provenienza sconosciuta e composizione incerta, assumendocene dunque le responsabilità, sento un forte male allo stomaco. 

Il sistema italiano di controllo dell’oro è tremulo, non ha nulla a che vedere con il sistema inglese, che affida la verifica del materiale e l’apposizione su di esso dei marchi a un ente esterno (l’assay office). 

In Italia ogni azienda è libera nell’applicare da sé i marchi che le sono stati assegnati, così come di immettere i gioielli sul mercato senza che nessuno li abbia controllati.

Ancora una volta sono fiera di aver combattuto al fine di poter lavorare l’Oro Certificato Fairtrade: ho creato un’azienda che appartiene ad una filiera controllata.

Quando invece si acquista l’oro riciclato direttamente dal banco dei metalli, occorre riflettere ancora di più, soprattutto se lo si vuole utilizzare come strumento di marketing. 

Cosa dire della raffineria e delle sue pratiche?
Da dove proviene quell’oro affinato?
Si può escludere la possibilità che l’oro sporco sia stato aggiunto a quello riciclato “pulito”? 

I consumatori  non solo - si dice - non sono più fedeli come una volta, ma sono diventati persone sempre più interessate all’origine dei prodotti e sempre più informati. 

Se per essere un’azienda di successo si vuole seguire il trend del “bio-green-organic-good” a tutti i costi, bisognerebbe prima essere disposti ad esserne attivi membri, dunque studenti, mestri e promotori, perché altrimenti il disastro è dietro l’angolo.

Per citare me medesima ad un simposio di settore, bisogna essere prima di tutto capaci di generare profitto per essere credibili come business responsabili e, attraverso l’influenza sui competitor e i consumatori-followers-personas, apportare dei cambiamenti profondi.

L’uso dell’oro riciclato e gli sforzi di marketing ad esso legato, non possono che essere buoni, perché stanno contribuendo ad inserire la parola “sostenibilità” nell’agenda delle industrie e nella mente delle persone.

Ciononostante occorre ampliare il proprio sguardo e capire che si tratta non già di un approccio, ma solo di un passaggio - pur problematico, volubile e non assoluto, come ho tentato di spiegare - verso una riformulazione dell’oreficeria.

Ignoranti inconsapevoli o truffaldini

Diffidate da qualunque attore del settore che presenti l’oro riciclato come l’ultima e l’unica scelta sostenibile possibile, che invochi la fine delle estrazioni minerarie e si faccia beffe di progetti come quello Fairtrade: si tratta di un ignorante inconsapevole o di un truffaldino. 

L'oro viene riciclato da sempre.

L’oro viene riciclato da sempre e forse è proprio in questa sua caratteristica, nella possibilità di poter essere infinitamente tramutato sempre in nuova forma, dunque spostato, occultato e trasformato, dove comodamente giacciono i semi di ciò che di negativo ha generato. 

 

Mara Bragaglia