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Il primo requisito per la realizzazione di una catena è l'abilità di saper produrre dei fili di metallo.

Lo strumento fondamentale che si utilizza ancora oggi per la realizzazione a mano del filo è la trafila, una lastra di acciaio che ha dei fori ad imbuto: il metallo viene "tirato" da un foro all'altro e alla fine nasce un filo tondo perfetto, sottile quanto si desidera.

Trattandosi di uno strumento apparentemente molto semplice e povero, tanto da averlo visto fatto a mano da materiale meccanico di recupero in pubblicazioni sugli orafi Tuareg, pensavo che la trafila fosse di quelle cose che accompagnano l'umanità da secoli.

Ebbene, mi sbagliavo: la trafila compare sul calare dell'Impero romano e viene perfezionata solo nel Medioevo.

E allora come facevano i Micenei, gli orafi dell'Antico Egitto, della Magna Grecia e tutti gli altri? Come facevano a realizzare quelle catene così intricate, che in cataloghi sembrano spesse e  che invece nella realtà rivelano essere minute minute?

Strisce di metallo venivano tagliate da lastre e poi arrotondate e affinate con dei blocchi. Per intenderci: erano in grado di fare con l'oro quello che noi facciamo con la pasta di patate per ottenere gli gnocchi. 

È per tale ragione che, a guardare questi antichi gioielli sotto un buon ingrandimento, si distinguono le striature tipiche di un oggetto ritorto su se stesso.

Scoperto questo e recuperato quella miscela di oro che sola permetteva queste lavorazioni, ma comunque armata di trafila, ho provato a replicare il modello di catena più antica arrivata sino a noi, rinvenuta nella città sumera di Ur e datata 3000 a.C.

Ne è nato un primo bracciale, che ho chiamato Bracciale con catena di Ur.

 

E poi una catena per la quale ho usato dei capelli d'oro: