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L'invasione russa dell'Ucraina, cominciata lo scorso 24 febbraio, si dispiega con sempre maggiore violenza e crudeltà, e le notizie, le storie e le immagini diffuse sono tali che credo di poterle considerare, in questa sede, come elementi incontestabili e così staccarmi dal grande quadro in direzione di quello che più mi pertiene. 

Nel settore dei diamanti la Russia ricopre un ruolo cruciale, poiché è il più grande produttore al mondo: un terzo del materiale estratto annualmente arriva dai suoi territori. L'azienda che si occupa di estrarre e commercializzare la quasi totalità della produzione russa, Alrosa, fa capo per il 33% al governo della Federazione e per un ulteriore 33% al governo locale dove si trovano i giacimenti. Le connessioni con Putin e la sua cerchia più stretta, inoltre, sono forti e molteplici. 

La Federazione Russa non ottiene utili dai diamanti a solo titolo di azionista, in quanto, a partire dagli anni 90, acquista e vende materiale direttamente da Alrosa per influire sul prezzo e i flussi del mercato globale. Queste operazioni sono gestite dal Gokhran, il deposito statale di diamanti, pietre preziose e metalli, che opera all'interno del Ministero delle Finanze.
Quanto materiale sia disponibile in queste riserve è un segreto di stato. 

Anche se non siamo in grado di indicare, per endemica mancanza di trasparenza, tutte le ramificazioni di questi legami con dovizia di particolari, possiamo comunque facilmente asserire che gli introiti generati dai diamanti stanno contribuendo a finanziare le operazioni russe in Ucraina.

A questo punto la domanda è inevitabile: i diamanti russi, o provenienti dal colosso Alrosa, commercializzati (almeno) dal 24 febbraio, devono essere considerati "diamanti di sangue"?

La mia risposta, che fa eco a quella di tantissimi altri colleghi ed esperti nel mondo, è sì. 
Tuttavia, ahimè, non è così semplice perchè, checché se ne dica per tranquillizzare i consumatori, al momento non esiste un sistema in grado di vigilare e agire in queste circostanze o, se esiste, non è affidabile e libero come dovrebbe essere.

In questo video, pubblicato su Instagram lo scorso 17 marzo, cerco di mettere in chiaro la questione.

Ho preferito inserire un link del video, anziché pubblicarlo qui o proporlo in formato testuale, per una ragione precisa: man mano che arrivano aggiornamenti rilevanti li sto aggiungendo sotto forma di commenti al video su Instagram. 

 

All'inizio di aprile IPIS, l'autorevole istituto di ricerca indipendente per la pace con sede ad Anversa, ha pubblicato un report dal titolo "Russian diamonds and the war in Ukraine", che riporta, tra gli altri, tutte le fonti e i dettagli che, per motivi di scioltezza e sintesi, o perché al momento non ancora conosciuti, non ho potuto inserire nel video. 
Il mio consiglio è di leggerlo dopo aver ascoltato il video.

 

E quanto riguarda l'oro?

La Russia è il secondo produttore di oro al mondo (World Gold Council) e, secondo il Financial Times (3/3/2022), le sue riserve, sempre amministrate da Gokhran e di molto cresciute dal 2012 acquistando oro anche dal Venezuela, sarebbero pari a 142 miliardi di dollari.

Alla luce delle sanzioni economiche in atto, è ragionevole credere che queste riserve verranno presto liquidate e/o utilizzate per scambi, cioè immesse nel mercato.

Ora, poiché l’industria orafa assorbe quasi il 40% della domanda annuale di oro, e alcuni paesi cruciali nella produzione e distribuzione (India, Cina, Turchia e Emirati Arabi Uniti) non hanno condannato l’invasione dell’Ucraina, o hanno cambiato idea o non condividono politiche sanzionistiche, che questo oro arrivi a noi è solo mera questione temporale.

Al momento non esistono sanzioni governative in merito all'oro.
La London Bullion Market Association (un gruppo di grandi banche che agisce come sorvegliante del London Bullion Market, il mercato principale dell'oro) ha introdotto una distinzione tra oro russo di nuova produzione, che è stato escluso dal loro mercato, e quello precedente all'invasione, che ancora ammettono.
Tuttavia occorre rivelare che, probabilmente con il timore che possano arrivare sanzioni governative da un giorno all'altro, almeno due grandi raffinatori non accettano più lingotti russi. (Mining.com)

Mai come in questi giorni è evidente e comprensibile quanto importante sia considerare il valore invisibile di un materiale prezioso, dunque la sua reale storia e origine.

 

Foto di copertina: vista aerea della miniera Mir di Alrosa, Igor Dvurekov (CC BY-SA 3.0), 2016.

5 aprile 2022